Alkaest - Frammenti di un racconto alchemico




PERFORMANCE PER TEATRO D'OMBRE E MARIONETTE


Ideazione e creazione: Taliani - Casolani
Testo: Massimiliano Troiani
Marionette: Camilla Gulini
Ombre: Francesca Casolani
Video: Celeste Taliani
Saxofono ed elettronica: Massimo Valentini



"Se all’Alchimia si riconosce la dignità di essere un sentiero di conoscenza, si deve riconoscere anche il suo modo di esprimersi attraverso un linguaggio (volutamente) tra i più confusi e fumosi; è una via che come la fiamma, disse qualcuno, non ha forma fissa ma continuamente cambia. Il richiamo di questa strada è sempre stato forte nel corso del tempo, tra artisti, filosofi e scienziati, eppure scienza non è, mentre trova comunanza d’intenti con l’arte e con la filosofia. Ciò che può spingere a portare in teatro l’alchimia è proprio questa affinità tra i linguaggi; Artaud già ne scrisse, a proposito di questa familiarità tra i due percorsi. Già, perché qui di percorso si tratta, denso di geroglifici e simboli, tanto che non ci è dato sapere se mai alchimista riuscì a trasmutare in oro i metalli vili e mai poggiò la sua mano sulla pietra filosofale. Ma dato che ragioniamo nell’ambito dell’arte e della metafora, dobbiamo dire di sì, che qualcuno percorse con successo il sentiero che parte dal piombo e arriva a toccare l’oro. L’alchimia è un sentiero interiore ma anche esteriore, il dentro e il fuori si confondono e ciò che accade negli alambicchi dell’alchimista accade anche nella sua coscienza. Il teatro e l’alchimia funzionano finché giocano a fingere, a rimandare ad altro. Le parole chiave che gli alchimisti per secoli si sono trasmessi, fissandole davanti a loro come stelle polari, sono state: “Trasmutazione” “Fuoco” “Mercurio e Zolfo” che si declinavano poi in sette operazioni che a loro volta si riducevano alle le tre fasi di questa ricerca, tingendosi di altrettanti colori: il Nero, il Bianco e il Rosso. Ognuna di queste fasi è accompagnata da figure prese in prestito dal mito, allora si fanno avanti, tra gli altri, il Drago e Saturno, attori di quel mondo oscuro dove Jung consigliava di scendere per iniziare la strada. Questo lavoro per marionette ombre e video, si presenta in forma di appunti, potrebbe essere altrimenti? Viene rappresentata la solitudine dell’alchimista e il suo essere considerato un “rifiutato” come avvenne per scelta anche di alcuni mistici Sufi. Lui, il filosofo, si perde e si ritrova da solo, in un mare di simboli spesso muti e ostili, dove anche la Kabbalah, con il suo alfabeto appeso a un albero, si fa avanti come probabile alleata in questa ricerca della luce. Perché è lei, poi, l’oggetto della ricerca, che è all’inizio e alla fine della via: la luce, che non è quella spalmata sul mondo dal sole, ma quella dei filosofi, una luce che solo chi ha raggiunto l’ultima fase alchemica può vedere, sa che non la potrà descrivere ma che la dovrà condividere. L’alchimista ha coscienza, a un certo momento della via intrapresa, che la strada forse non c’è, non esiste, la strada è il camminare stesso e colui che si è messo alla ricerca ha già trovato. Così, tanto per sviare da ogni possibile certezza su cui adagiarsi, alla marionetta che è in scena arriva un suggerimento all’orecchio, parole che le sussurrano come la strada, qualsiasi strada, dal momento che è possibile percorrerla, non può essere quella giusta."
Massimiliano Troiani


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